La Filosofia che non può entrare nella scuola (quella Buona)

Un appello per salvare Madame Filosofia.
Bozze, disegni, decreti, d’urgenza. Capiamo la difficoltà a sciogliere la matassa “scuola”, ma qualcuno si è accorto di un’illustre assente?
Come mai la signorina Filosofia non è contemplata nella rivoluzione della Buona Scuola? Cosa le manca? Forse non si è rifatta gli zigomi, le manca il lifting.
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Filosofia è esiliata, perché impertinente come il bambino della favola che grida: “Il re è nudo”.

Filosofia è esiliata, perché è un outsider, una ragazza fuori moda, poco gradita all’establishment.

Filosofia è esiliata, perché tutti vogliono guardare il dito e se ne fregano della luna.

Poiché ho dovuto abilitarmi per insegnarla, ritengo di essere nel ruolo (anche se non ho ancora una cattedra) di poterne ricordare il valore, sottolineando che l’insegnamento della filosofia si può certo ripensare (Giovanni Gentile non me ne voglia, ma se proponessimo una filosofia per tematiche piuttosto che una galleria di personaggi, come ancora pretende la programmazione ministeriale?).
Mi stupisco che nessuno si sia accorto di questo buco nero della Buona Scuola. Dimenticanza colposa o dolosa? Temo dolosa, visto che qualcuno ventila di rendere filosofia materia facoltativa.
Come fosse facoltativo l’uso del logos. In effetti di questi tempi è sempre più raro o forse, per qualcuno, è proprio meglio che il nostro raziocinio sia un optional.
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Se manca il respiro alla filosofia – perché sembra concreta la direzione di lasciarla sottobanco, a prendere polvere, residuo di licei ormai fuori moda, poco congeniali alla mania aziendalistica dei tempi postmoderni – manca il respiro alla meraviglia. E infatti, intorno a me, lo sguardo è quello spento, grigio, anestetizzato, rimbambito.
Gentile Premier e gentile Ministro Giannini, “la filosofia è la scienza con la quale o senza la quale tu rimane tale e quale” era un vecchio ritornello e, mi pare, che questo giochino di parole sia entrato di fatto in un disegno di legge e anche noi siamo basiti, perché volete ridurre lo spazio a una materia che fa provare delle emozioni e risveglia domande mai poste.
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Quando gli studenti incontrano per la prima volta la signorina Filosofia in III liceo sono attenti, curiosi, concentrati, stupiti di scoprire quanti modi di vedere e pensare esistono nella storia e nel mondo. Dall’attrazione si passa all’azione, vogliono mettersi in gioco, ragionare anche loro, ipotizzare, dedurre, indurre, argomentare, collegare, suggerire. Qualche studente inciampa, non capisce, qualche studente vola e fa un salto, fa un passo verso una maggiore consapevolezza, sensibilità, profondità, per diventare, ne sono sicura, un uomo e una donna migliori.
Difficile che qualche studente reagisca con indifferenza al percorso della mente umana.
La filosofia è nata da un uomo che è inciampato in un pozzo, perché aveva la testa tra le nuvole e la mente lucidissima.
Ormai non possiamo più permetterci quel gran ridere che si sarà fatta la servetta tracia nel vedere Talete, il padre della filosofia, a gambe all’aria e in grado di schiudere le porte al pensiero critico. Il tutto contemporaneamente. No. Oggi dobbiamo essere performanti e automatizzati, non possiamo permetterci di inciampare e dobbiamo camminare lungo una linea retta tracciata da altri; oggi non possiamo permetterci di dialogare, come Socrate, e preferiamo digitare parole che arrivano ovunque e da nessuna parte. Oggi non possiamo permetterci di fare simposi, ubriacarci e parlare d’amore, come faceva Platone, perché ci sono i talk show in cui si parla per compiacersi.
Oggi non possiamo permetterci di dare ordine alla complessità della realtà, come cercò di fare Aristotele, perché il caos regna sovrano e siamo tutti troppo stanchi, anche solo per sistemare casa, figuriamoci il resto; oggi non possiamo più permetterci che il nostro pensiero passeggi sotto i portici e nelle piazze, tra la gente, lungo sentieri interrotti e percorsi tortuosi e sperimenti l’errore, il dubbio, la scoperta, l’incontro.
Filosofia… espressione anacronistica e crepuscolare, come la signorina Felicita della poesia di Gozzano, fa da tappezzeria alle incombenze prioritarie della nostra società, che sono ben altre. Povera signorina… Filosofia, dimenticata in un salotto di villa decaduta, come fosse una vecchia zitella molto saggia a cui nessuno vuole tenere compagnia. Troppo acidula, impertinente e irrequieta per l’età che porta! Starle vicino, è peggio che essere davanti a un giudice. Meglio lasciarla lì dov’è, con quei suoi occhi spiritati. A cosa può servire, oggi?
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Come se lei non c’entrasse nulla con la tecnologia, con la scienza, con le conquiste dei diritti, con l’economia, con la medicina. Proprio ora, che il progresso ci porta a confrontarci con sfide sempre più difficili, con problematiche come quelle legate alla bioetica, al rapporto dell’uomo con l’ambiente, gli altri esseri viventi e le generazioni future. Proprio adesso che la signorina Filosofia potrebbe aiutarci a essere più responsabili, più intelligenti, più umani, più veri. Proprio adesso le mettono il bavaglio e la lasciano a mani conserte in quella villa abbandonata.
Noi, ogni giorno, senza esserne consapevoli, facciamo filosofia, astraendo, concettualizzando, usiamo la logica; comprando un prodotto biologico a km zero piuttosto che un altro trattato con i pesticidi – e quindi facendo delle scelte – siamo finiti nella dimensione dell’Etica; guardando le stelle sopra di noi, incrociamo Sant’Agostino e Kant, la Teologia, la Metafisica, la Morale. Quei pensatori non sono così diversi e lontani da noi. Noi siamo fatti della stessa materia di cui è fatta la filosofia e la Buona Scuola, se la dimentica, sarà una Cattiva Scuola.
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