Il fascino discreto della filosofia medievale di Agostino

Tra qualche giorno mi troverò a introdurre, spiegare e approfondire nelle IV liceo, questa figura immensa (Agostino d’Ippona) nel panorama della filosofia che, secolo dopo secolo, pian pianino ha spostato il suo baricentro dalla Grecia e dall’Asia Minore verso occidente. Atene diventa periferia, Roma diventa cuore, prima pagano, poi cristiano. Perché all’improvviso, in una di quelle biforcazioni della storia che segnano un prima e un dopo, scoppia una bomba. Quella rivoluzione che si chiama cristianesimo prende forma nell’oscurità delle catacombe, si lascia sbranare dai leoni e bruciare negli incendi, ma resiste, traccia solchi profondi, prima tra le classi meno agiate, poi su, sempre più su, tra l’élite e nel giro di qualche secolo gli imperatori romani decidono di abbandonare gli dei dell’Olimpo per un nazareno che predicava amore, umiltà, misericordia, Dio fatto carne in mezzo agli uomini, morto e risorto.

augustinus_019

Sant’Agostino che scrive, Sant’Agostino che muore, miniatura, sec. XIV.

Se nelle III liceo il caleidoscopico calderone della filosofia antica, tra le brillanti ingenuità e intuizioni dei presocratici, i miti ragionati di Platone e le superbe costruzioni aristoteliche, lascia, generalmente negli studenti, impressioni entusiastiche, quando si inizia a parlare di filosofia medievale con relative dispute teologiche, tra i banchi evaporano nebbie di noia e anche le migliori intenzioni si smorzano. Come insegnanti  abbiamo un compito gravoso da affrontare nei primi mesi, ovvero impedire che gli studenti si disamorino nei confronti della filosofia. Agostino, la Scolastica, le dispute sugli universali, Tommaso d’Aquino diventano sbiadite figure che si appiattiscono su un unico confuso sfondo detto medioevo, talmente lungo, complesso, che diventa difficile per lo studente trovare in questo contorto panorama, uno spunto d’interesse.

Paradossalmente l’antica Grecia, distante millenni, è più contemporanea di quanto non lo sia quel Medioevo in cui molti storici, in particolar modo i romantici, individuarono i germi della storia moderna.

Quest’impasse è evidente soprattutto nel periodo che va dall’inizio del Medioevo fino alla fine della Scolastica (XIV sec.).
Le responsabilità? Di noi prof, del tempo che non c’è, dell’appiattimento da manuale, soprattutto, a mio avviso, di una certa diffidenza superficiale e poco consapevole verso un periodo in cui la filosofia diventa soprattutto filosofia cristiana. Quando la filosofia ragiona sui sentimenti, sulle emozioni, sulle percezioni è innegabilmente più affascinante, rispetto a una filosofia che ragiona sulla fede, con la fede, per la fede. Una filosofia che si svuota di contenuti pratici (al contrario di una certa filosofia ellenistica come quella di Epicuro, “ambulanza”1 per gli uomini del tempo, grazie ai suggerimenti e ai “farmaci” proposti per vivere meglio) e si gingilla in dispute infinite su Dio, sulle Sacre Scritture, sulle eresie, sui dogmi, diventa oggettivamente pesante per la mente di un adolescente (almeno per i miei studenti…) che quel giorno si è svegliato con la luna storta, ha discusso con la prima fidanzatina, ha litigato con i genitori sugli orari del rientro a casa o ha scoperto un brufolo di troppo sul naso. Un insegnante non può prescindere dalla massa umorale della classe, dalle  interferenze, rotture, crisi, riappacificazioni, desideri, attese di corpi e menti che la compongono. Anche se questo non significa giustificare a priori disattenzioni o avere atteggiamenti troppo permissivi. Se come docenti ci impegniamo a costruire un sapere più “desiderabile” per i nostri studenti, loro hanno il dovere di raggiungere gli obiettivi formativi previsti dal piano didattico.

augustinus_017

Sant’Agostino che disputa con Fausto Manicheo, miniatura, sec. XV.

Io sono certa che il sapere passi anche attraverso il fascino che suscita (come ricorda Umberto Galimberti  nel secondo capitolo di questa bella intervista che consiglio a giovani e meno giovani e che pubblico qui http://www.youtube.com/watch?v=XQcstdpi3WY) e trovare nella filosofia medievale un certo appeal diventa in effetti difficile. Però, se il fascino non è proprio la qualità principale di questo nuovo capitolo della storia della filosofia, forse potrei usare un altro grimaldello (nella cassetta degli attrezzi di un docenti gli strumenti sono tanti) e vi chiedo: cosa può esserci di attuale nel pensiero dei filosofi cristiani?

Che siate credenti, non credenti, credenti praticanti, credenti per nascita o per abitudine, credenti per fede, intuizione o sentimento, atei o agnostici, cattolici, musulmani o buddisti, almeno una volta nella vita avrete pronunciato (o sentito) parole come “dogma”, “eresia”, “ortodossia”, fede”, “grazia”, “Provvidenza”, “volontà”, espressioni come “peccato originario” e “libero arbitrio”.

Al catechismo? La domenica in chiesa? Durante un dibattito televisivo? In qualche articolo giornalistico? In un manuale scolastico? Il linguaggio non è solo segno, ma anche senso, significato e ogni volta che noi parliamo, come una palla di cannone veniamo lanciati con violenza indietro nel tempo, secoli e secoli fa, su campi lontani, dove sono state seminate le parole che noi piantiamo sui quaderni, sui libri, sui muri, sulle battigie, sui nostri diari segreti chiusi con i lucchetti e ogni volta, a seconda del contesto, sono diventate altro da quello che erano, ma senza tradire la loro etimologia, la loro origine.

Ecco uno dei tanti motivi per cui la filosofia dell’alto medioevo ci deve interessare. Perché i “dogmi” cristiani nascono quando la Chiesa ha necessità di definire la propria identità, le “eresie” sono le crisi di questa identità, i pensieri divergenti, che non saranno più accettati dall’istituzione ecclesiastica, che delineerà l’ “ortodossia” ovvero l’accettazione piena e coerente dei principi di una dottrina (in questo caso la dottrina della Chiesa). Su queste parole (per lo più di origine greca), si muove – tra salda fede e ardente sentimento – il primo grande gigante della filosofia cristiana e della teologia, Agostino, che si può dire abbia “forgiato” una parte del linguaggio della Chiesa che ancora oggi noi usiamo. Lo fa attraverso lo studio e l’interpretazione delle Sacre Scritture, i trattati teologici, le riflessioni di pensatori cristiani e pagani, discussioni, omelie, opere fondamentali come Le Confessioni e il De Trinitate.

Agostino nasce a Tagaste, nell’Africa proconsolare romana, nel 354. Prima uomo, poi santo. Prima la gioventù dissoluta, poi la maturità beatificata. Sono secoli difficili, impervi e prima di conoscere da vicino il vescovo di Ippona, dobbiamo sorvolare l’Europa del tempo e abbracciare con lo sguardo quel corpo martoriato che è l’impero romano d’occidente.  Nel 313 d.C. l’editto di Milano, proclamato dall’imperatore Costantino, stabilisce la fine delle persecuzioni contro i cristiani. La storia ci insegna che non esistono ruoli predefiniti e che i vinti possono trasformarsi in vincitori. Quella che era una setta perseguitata diventa la struttura fondamentale dello stato lacerato dalle invasioni barbariche, dai disordini che raggiungono il simbolico culmine nella data del 476 d.C. quando Odoacre, generale di etnia germanica, depone l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto.

Le neonate figure della Chiesa diventano gli unici saldi pilastri attorno ai quali il popolo disorientato, cacciato nelle campagne, spaventato dalle urla di questi stranieri, cerca conforto. L’imperatore Teodosio dopo pochi anni, dichiara il cristianesimo religione di Stato, vietando i culti pagani e iniziando la persecuzione delle eresie.

Eresia. Abbiamo già accennato a quanto spesso si usino parole di cui ignoriamo origini e significato. Il grande teologo Karl Rahner ha affermato che:

Sotto il profilo giuridico-ecclesiastico, eretico è definito colui che, dopo il battesimo, e conservando il nome di Cristiano, ostinatamente si rifiuta o pone in dubbio una delle verità che nella fede divina e cattolica si devono credere2.

Quindi le eresie hanno bisogno di una verità, come il nero ha bisogno del bianco perché risulti il contrasto. E la verità, questo bianco accecante di luce propria, pura, persistente, chi la decide?

Bertrand Russell ha affermato che possiamo vedere la Chiesa come un’istituzione sociale basata su un credo che unisce principii filosofici e storia sacra3. Chi ha fede, ritiene che esiste un’unica Verità infusa da Dio e Agostino affermerà (attraverso la teoria dell’illuminazione) che in ciascuno di noi è presente, ma è necessario un processo che permetta alla mente di accogliere la verità, un’interiore illuminazione divina. Dio è trascendente, diverso e separato dalla sua creazione, ma è anche presente nella mente di ogni uomo. Sorgente di verità, maestro interiore che guida la mente.

Scrive Umberto Eco:

Con le infinite suggestioni sul senso e l’ordine in cui rientra ogni cosa creata dalla parola divina, Agostino trasferisce al pensiero medievale una mentalità fatta di immagini, analogie, ricordi ed emozioni, metafore che affollano le pagine delle sue opere e soprattutto delle Confessioni4.

So che molti teologi e uomini di fede contestano la strumentalizzazione emotiva e la deriva soggettivistica che hanno permesso il successo de Le Confessioni di Agostino, questo diario autobiografico così pioniere, anacronistico nella sua forma letteraria, così acuto e lucido nell’analisi delle Sacre Scritture, così intenso nel percorrere la geografia dell’anima e della mente in perenne disputa tra loro. A mio avviso sarebbe già una grande conquista convincere i miei studenti a leggere Le Confessioni, per ricercarne i moti, i sussulti, le contraddizioni del cuore dell’autore. Un sentiero poco “ortodosso” per raccogliere qualche frutto del vescovo d’Ippona.
Perché l’alternativa è la noia, la distanza, la freddezza.
Come sottolinea il teologo svizzero Hans Urs Von Balthasar, quest’opera può essere considerata come:

una lunga preghiera che intende essere una lode (confessio) di Dio, unitamente a una confessione vera e propria (sempre confessio) della propria esistenza passata, traviata e rientrata sulla via di Dio5.

Gli elementi affettivi e speculativi sono i due controcanti sui quali si muove la sinfonia di Agostino. Preghiera e commozione, lotta contro le eresie e passione, sostanza teologica ed emozione, difesa della fede e invocazione della ragione per far sì che la fede possa competere contro coloro che non accettavano la rivelazione cristiana (come i musulmani). E poi l’amore, che tanta importanza riveste nel messaggio evangelico.

augustinus_056

Sant’Agostino ispiratore del pensiero religioso e politico, miniatura, sec. XV.

Ama e fa’ ciò che vuoi“. Non è un bigliettino dei Baci Perugina (o almeno non solo). E’ una delle frasi più note di Agostino e non si tratta di un invito all’egoismo, alla giustificazione di ogni azione irrazionale e sentimentale, di ogni capriccio estemporaneo. Non significa che se amate, potete rapire la vostra amata, spendere un capitale per farle il regalo più bello del mondo, rompere con i vostri genitori perché vi sentite già maturi per sposarvi, non studiare per l’interrogazione, perché siete stati al telefono tutto il pomeriggio.
Invece possiamo leggerla come un’esortazione alla responsabilità per il bene del prossimo. Se la nostra volontà (espressa dalla seconda persona singolare del verbo “volere”) è “buona”, allora l’amore non potrà che essere una grande, immensa energia benefica verso il mondo e cosa c’è di meglio che iniziare a parlare di Agostino partendo dall’amore?

Approfondimenti video
Il film di Roberto Rossellini: https://www.youtube.com/watch?v=GoXv1J5NziQ&list=PL6871355D2185288E

Note

1 Bertrand Russell.
2
Karl Rahner, Che cos’è l’eresia.
3
Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Tea.
4
Umberto Eco, Storia della Filosofia, Editori Laterza.
5 Hans Urs Von Balthasar in Sant’Agostino, Le Confessioni, Piemme.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...