L’almanacco di storia e filosofia

Un tempo andavano molto di moda gli almanacchi. Pubblicazioni annuali con informazioni astronomiche, geografiche e statistiche. Un luogo cartaceo dove si prevedeva il clima, si davano notizie utili agli agricoltori e a chi navigava. Dove si trova quella stella? E la costellazione dell’acquario? Si raccontavano aneddoti sugli eventi più significativi, informazioni sui prezzi dei raccolti e del bestiame, resoconti e storielle popolari, rimedi erboristici contro i malanni di stagione.

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Quello che vorrei fare è creare un almanacco 2.0 della storia e della filosofia, per tradurre, con il mio personale linguaggio, le materie eteree, oggi pericolosamente in bilico sul baratro dell’oblio, in appunti di viaggio, utili per la testa, il cuore e chissà che non servano anche al corpo. Pagine di didattica, proposte, suggestioni per approfondire i temi che affronto in classe con i miei studenti, che medito sul treno nella mia esistenza da pendolare o scopro leggendo un giornale, ascoltando la radio, guardando la tv. L’almanacco 2.0 mostrerà le variazioni del “clima”, esplorando latitudini diverse, facendo incursioni in altre discipline, nell’attualità, negli articoli, spettacoli, film, interviste. Insomma, una didattica 2.0.

La storia non è perdita di tempo. Siamo noi. Come cantava Francesco De Gregori.

La filosofia non è un optional. E’ ginnastica del pensiero che diventa multiplo e interconnesso, aperto e contemporaneo. Elastico, come necessariamente deve essere il docente oggi per insegnare materie che vengono boicottate anche dalle direttive ministeriali. Lungo i corridoi del potere echeggiano infatti, ultimamente, voci malsane, che sussurrano di voler eliminare la filosofia dalle materie di insegnamento o ridurre la storia.
Queste voci nascondono pensieri poco lucidi, pericolosi. Adeguare la scuola alla contemporaneità significa renderla migliore, non togliere spessore. Significa sperimentare metodi nuovi, praticare una didattica al passo con i tempi, potare i rami secchi, ma non buttare giù l’albero. Non è un caso che quando la filosofia, nell’antica Grecia, era l’unico, onnicomprensivo orizzonte del sapere, alcuni filosofi la paragonassero a un giardino.

A noi questo giardino piace e vogliamo portar dentro tutti, perché venga ammirato e criticato, conosciuto e contestato, con tutta l’energia e l’entusiasmo che solo il piacere del ricevere dalla cultura e del dare la cultura, può offrire.

E per iniziare quest’anno, oltre a ricordarvi – come tutti gli almanacchi che si rispettano – che in questi giorni siamo in fase di luna crescente, vi lascio la prima suggestione da approfondire, tratta dal corso introduttivo alla filosofia che Jean-François Lyotard tenne alla Sorbona nel 1964, dal titolo Perché la filosofia è necessaria

Si tratta di un breve opuscolo di neanche 100 pagine, divulgativo, lineare, brillante. Consigliato alle matricole delle facoltà umanistiche, a chi ha studiato filosofia e non ricorda più perché. Consigliato ai compagni di classe di mia mamma che – nel pieno degli anni settanta, come mi raccontò quando le svelai di volermi iscrivere a Lettere e Filosofia, ripetevano il ritornello “la filosofia è la scienza con la quale o senza la quale tu rimani tale e quale” e a quei miei meravigliosi studenti che sanno andare oltre il manuale scolastico e hanno quel talento che in molti oggi hanno perso: la curiosità.

Jean-François Lyotard, Perché la filosofia è necessaria, Raffaello Cortina Editore.

Jean-François Lyotard, Perché la filosofia è necessaria, Raffaello Cortina Editore.

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